<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Alessandra Nardi Life Coach - Pedagogista &#187; Il Blog Parto da me</title>
	<atom:link href="https://www.alessandranardi.it/category/il-blog-parto-da-me/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.alessandranardi.it</link>
	<description>Alessandra Nardi  Life Coach - Pedagogista</description>
	<lastBuildDate>Wed, 02 Mar 2022 17:12:50 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=3.9.40</generator>
	<item>
		<title>Nel rapporto con i figli, unire cuore e ragione</title>
		<link>https://www.alessandranardi.it/nel-rapporto-con-i-figli-unire-cuore-e-ragione/</link>
		<comments>https://www.alessandranardi.it/nel-rapporto-con-i-figli-unire-cuore-e-ragione/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 11 Sep 2016 15:49:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Blog Parto da me]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.alessandranardi.it/?p=1078</guid>
		<description><![CDATA[E’ innegabile che il desiderio di un genitore è che il proprio figlio sia felice, che affronti la vita con successo, che realizzi le sue aspirazioni e i suoi desideri. Oggi però, ci si trova nella complessa situazione di non avere, in campo educativo, le strade tracciate; l’incertezza su più livelli, economici, culturali, sociali e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E’ innegabile che il desiderio di un genitore è che il proprio figlio sia felice, che affronti la vita con successo, che realizzi le sue aspirazioni e i suoi desideri.</p>
<p>Oggi però, ci si trova nella complessa situazione di non avere, in campo educativo, le strade tracciate; l’incertezza su più livelli, economici, culturali, sociali e morali pongono gli educatori ed in particolare la famiglia, a muoversi senza una bussola che indichi una rotta certa.</p>
<p>Il timore per il futuro visto più come minaccia che come opportunità, pone i genitori di fronte ad un bivio: da un lato il desiderio di avere fiducia nelle potenzialità che il proprio figlio esprime e dall’altro, la paura che, nonostante ciò, non riesca a fare fronte alle sfide che la vita gli porta.</p>
<p>Allora ecco che spesso scattano i meccanismi di protezione, di accudimento continuo, che se protratti in modo immutevole negli anni, rischiano di togliere spazi di movimento e di decisione al proprio figlio proprio quando, entrando nella fase dell’adolescenza, egli stesso preme per una maggiore autonomia.</p>
<p>Allora che fare?</p>
<p><span id="more-1078"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte alle difficoltà e alle incertezze educative quotidiane, un genitore deve trovare forza da un primo importante elemento; l’amore che egli prova per il proprio figlio.</p>
<p style="text-align: justify;">Attenzione però! Un amore che seppure incondizionato, non deve essere, né cieco, né acritico!</p>
<p style="text-align: justify;">Roberto Assaggioli, padre della Psicosintesi diceva che nella vita è necessario “avere un cuore che pensa e una mente che ama”. Nel pensiero del Coaching umanistico si parla di “pensiero emozionato”.</p>
<p style="text-align: justify;">Collegare cioè cuore e mente in modo che si influenzino a vicenda e che permettano ai genitori di accettare che il proprio figlio sta crescendo e che tra errori, successi e obiettivi raggiunti o da raggiungere, egli sta cambiando; questo cambiamento è inevitabile e costante e accettarlo, insegna a guardare con occhi sempre nuovi, l’adulto che egli sta diventando.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ chiaro perciò che anche il comportamento di un genitore, necessariamente, negli anni si deve modificare, in relazione alle esigenze di autonomia e di diritti/doveri che anche per un figlio cambiano in merito a gestione degli orari, impegni e responsabilità scolastiche, interessi sportivi, culturali, contributo all’organizzazione familiare…;</p>
<p style="text-align: justify;">L’atteggiamento di un genitore è quello di continuare ad esserci e ad amare il proprio figlio, ma in modo curioso e creativo, con un atteggiamento che dosi vicinanza e distanza.</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Ci si affianca, ma non ci si sovrappone;</li>
<li>Si chiede e ci si interessa sinceramente della sua vita, ma non si indaga;</li>
<li>Si osserva, ma non si controlla;</li>
<li>In caso di bisogno, si supporta, ma non ci si sostituisce.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Questo per realizzare quanto, meglio di me, ha scritto Hodding Carter,</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“Ci sono due cose durature che possiamo sperare di lasciare in eredità ai nostri figli; le radici e leali”</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.alessandranardi.it/nel-rapporto-con-i-figli-unire-cuore-e-ragione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Genitori, figli e… scuola!</title>
		<link>https://www.alessandranardi.it/genitori-figli-e-scuola/</link>
		<comments>https://www.alessandranardi.it/genitori-figli-e-scuola/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 May 2016 15:51:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Blog Parto da me]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.alessandranardi.it/?p=1081</guid>
		<description><![CDATA[Una mattina di qualche mese fa, ero nell’atrio di un Istituto scolastico. A breve avrei dovuto fare un laboratorio con una classe di Quinta superiore e stavo aspettando un incaricato che mi accompagnasse in aula. Un’ insegnante mi vede e capisce che sono una persona esterna: ”Buongiorno signora, ha bisogno? E’ la mamma di uno [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Una mattina di qualche mese fa, ero nell’atrio di un Istituto scolastico. A breve avrei dovuto fare un laboratorio con una classe di Quinta superiore e stavo aspettando un incaricato che mi accompagnasse in aula.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’ insegnante mi vede e capisce che sono una persona esterna:</p>
<p style="text-align: justify;">”Buongiorno signora, ha bisogno? E’ la mamma di uno studente?”</p>
<p style="text-align: justify;">La saluto anch’io, e: “No, non sono una mamma, sono una consulente esterna, sto aspettando di iniziare un’attività in una classe…”</p>
<p style="text-align: justify;">L’insegnante prontamente “In effetti avevo il dubbio che non fosse un genitore…Lei non ha il viso preoccupato!”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sorridiamo entrambe e poi quando mi ritrovo sola, rifletto…</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1081"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Penso al momento in cui inizia il percorso scolastico di un bambino e ai molti genitori che entrano quasi subito in crisi: aspettative, sogni, desiderio che si impegni, che ottenga dei risultati, diventano il fattore che rischia di segnare, negli anni, il rapporto con i figli e la serenità della vita familiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso ai tanti genitori, preoccupati, che varcano la soglia della scuola dove è iscritto il proprio figlio o la propria figlia per affrontare un colloquio con i professori, i giudizi, l’esito di fine anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni, il rendimento scolastico è, spesso, la prima causa di conflitto fra genitori e figlio adolescente.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo è comprensibile che un genitore desideri il meglio per il proprio figlio e l’istruzione è sicuramente uno degli obiettivi che si aspetta che il figlio raggiunga. Oggi anche se la scuola non è più percepita come il contesto che garantisce la realizzazione di un futuro lavorativo, resta comunque il contesto dove la famiglia ripone molte aspettative.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma è giusto che questa aspettativa diventi così forte e pervasiva da minare rapporti e serenità familiari?</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente no!</p>
<p style="text-align: justify;">Genitori che si sentono chiamati a fare, quasi in parallelo, il percorso scolastico del proprio figlio: verifica costante dello studio, aspettative e ansie in prossimità di compiti in classe e interrogazioni, minacce, promesse, con una abnegazione che sicuramente è data dal sincero desiderio di aiutare il figlio ad affrontare le sfide della vita, ma che, più spesso, rischiano di essere vissute dall’adolescente come controllo e mancanza di fiducia nelle sue capacità.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo proposito mi sento di ricordare alcuni aspetti che ritengo importanti soprattutto quando il figlio entra nell’adolescenza:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><strong>La scuola è un impegno che riguarda il figlio o la figlia</strong>. Quando un ragazzo ottiene dei buoni risultati il merito è suo; e se prende un brutto voto, anche quello è un suo risultato e non (come ogni tanto qualche genitore mi dice), un voto di demerito dato alla famiglia. L’esecuzione dei compiti o verificare che lo zaino sia a posto, deve essere, sempre più, un’attenzione e un impegno dell’adolescente.</li>
<li><strong>Lasciare</strong>, anche se può essere difficile, <strong>le redini del controllo</strong> (che non vuole dire “allora fai quello che vuoi!”) nella gestione dei tempi scolastici e metodi di studio, a favore di una maggiore autonomia che può passare anche attraverso errori o fallimenti dell’adolescente (arrivo in ritardo a scuola, non mi preparo sufficientemente), ma che costituiscono, se valutati poi insieme ai genitori, i fattori perché egli apprenda anche nuove strategie e nuovi modi per affrontare gli ostacoli;</li>
<li>Avere un <strong>sincero interesse </strong>nei confronti di eventuali passioni che il proprio figlio o la propria figlia possono nutrire anche verso altri ambiti, oltre la scuola (sportivi, artistici, relazionali, informatici…) e che spesso sono rivelatori di lati nuovi e positivi che caratterizzano l’adolescente come persona che sta costruendo il suo futuro;</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Un figlio adolescente sicuramente passa attraverso anni di conoscenza e ridefinizione della sua identità personale e sociale, che può essere fonte di timori ansie, incertezze.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto però può diventare molto più complesso se, oltre a dover gestire le proprie emozioni, egli deve affrontare i sensi di colpa (che possono tramutarsi in rabbia e insofferenza) che gli procurano il vedere un genitore ansioso e preoccupato per lui, soprattutto se a causa di uno scarso rendimento scolastico.</p>
<p style="text-align: justify;">In fondo la domanda che un’adolescente pone ai propri familiari è: “Mi volete veramente bene? Mi apprezzate lo stesso, indipendentemente dai risultati scolastici?”</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi più che mai la propria identità non proviene da un’eredità tramandata da padre in figlio, ma dalla ricerca autentica di sé stessi e dalla capacità di sapersi affermare in un contesto, come quello odierno, in continuo mutamento. E questo richiede di mettere in gioco creatività, originalità, ma anche autonomia, che si crea se come genitore offro il mio parere, propongo alternative e mi pongo come esempio di persona che ha realizzato la propria vocazione, prima ancora di volere realizzare quella del figlio.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un percorso di crescita per certi versi più complesso rispetto a quello di ieri e che necessità la presenza di <strong>adulti sereni e con i nervi saldi</strong>; adulti che possano essere, concretamente, la base sicura dove un adolescente sa di poter approdare in caso di bisogno</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.alessandranardi.it/genitori-figli-e-scuola/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Con gli adolescenti, dialogo sì, ma come?</title>
		<link>https://www.alessandranardi.it/con-gli-adolescenti-dialogo-si-ma-come-2/</link>
		<comments>https://www.alessandranardi.it/con-gli-adolescenti-dialogo-si-ma-come-2/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Mar 2016 16:58:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Blog Parto da me]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.alessandranardi.it/?p=1085</guid>
		<description><![CDATA[Spesso gli adulti ed in particolare coloro che svolgono un ruolo genitoriale, si sentono dire che con gli adolescenti è importante “tenere aperta la porta del dialogo”. Ma in che modo dimostrare di essere disponibili al dialogo? Quali sono i principali atteggiamenti da prendere in considerazione? Ecco alcune modalità che possono essere utili a chi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso gli adulti ed in particolare coloro che svolgono un ruolo genitoriale, si sentono dire che con gli adolescenti è importante “tenere aperta la porta del dialogo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma in che modo dimostrare di essere disponibili al dialogo? Quali sono i principali atteggiamenti da prendere in considerazione?</p>
<p>Ecco alcune modalità che possono essere utili a chi desidera mantenere il canale della comunicazione aperto o instaurare una buona relazione comunicativa con gli adolescenti:</p>
<p><span id="more-1085"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SCEGLIERE I MOMENTI OPPORTUNI</strong> Scegliere il momento migliore per affrontare situazioni delicate o un argomento importante. Evitare perciò la fretta e le frasi dettate dall’impulso, dette sull’uscio della porta di casa o poco prima di una partenza che magari separa per giorni e che poi lascia strascichi emotivi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ASCOLTARE </strong>Una delle lamentele più comuni degli adolescenti è che gli adulti e i genitori non li ascoltano. Per ascoltare è necessario prestare attenzione veramente, lasciando perdere, quello che si sta facendo in quel momento. Può essere utile mentre si dialoga, anche riformulare ogni tanto, quello che l’adolescente sta dicendo, per vedere se si è realmente capito il suo pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ESSERE SINTETICI </strong>non ripetete sempre lo stesso concetto, non dilungatevi troppo, il rischio predica è dietro l’angolo e questo innervosisce chiunque, soprattutto un adolescente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>USARE L’UMORISMO</strong> ribadisco umorismo! No sarcasmo, no cinismo. L’umorismo è una potenzialità che permette di ridere delle situazioni, di sdrammatizzare e alleggerire aspetti della vita, ma non li banalizza mai, né tanto meno offende le persone. E’ un ridere “con”, non un ridere “di”.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SE SI DEVE DISCUTERE, FARLO PER LE COSE IMPORTANTI </strong>Questo è un consiglio rivolto soprattutto ai genitori. Anche le vostre energie sono importanti e vanno dosate; sarà perciò più utile spenderle per le giuste cause<strong>. </strong>Chiedetevi “questa situazione mina dei valori importanti, la salute di mio figlio, il rispetto per le persone, oppure posso lasciare un po’ correre?”. In questo modo concentrerete, forse in modo più proficuo, la vostra attenzione verso ciò che è veramente rilevante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RICORDARE CHE E’ UN ADOLESCENTE </strong>In fondo sbagliare, non portare a termine un compito, essere alle volte contraddittori è parte della crescita che chiede sperimentazione e anche errori. Parlatene insieme, sapendo però che non è ancora un adulto (e riconoscendo anche che gli adulti, in fatto di coerenza, alle volte, hanno ancora da imparare).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SE CI SI ACCORGE DI AVERE TORTO, SCUSARSI </strong>Può succedere di perdere il controllo, di avere giudicato una situazione in modo affrettato, di avere ecceduto nel rimprovero; chiedere scusa, anche se si è genitori (e direi soprattutto se lo si è), è un atto di umiltà, che sarà apprezzato e non sarà di certo vissuto come una debolezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine l’atteggiamento più importante:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ESSERE PORTATORI DI SPERANZA</strong> Gli adolescenti amano gli adulti appassionati della vita e del loro lavoro; amano coloro che pur nelle difficoltà dimostrano coraggio, tenacia, integrità, che trasmettono positività per sé stessi e agli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Su questo Umberto Galimberti, psicoanalista, filosofo e docente universitario, è stato tassativo:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>“La persona senza speranza è un Killer di adolescenti”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Bibliografia: G.Giuffredi, L. Stanchieri “Adolescenti istruzioni per l’uso” De Agostini editore</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.alessandranardi.it/con-gli-adolescenti-dialogo-si-ma-come-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una vita in bianco e nero o a colori?</title>
		<link>https://www.alessandranardi.it/una-vita-in-bianco-e-nero-o-a-colori/</link>
		<comments>https://www.alessandranardi.it/una-vita-in-bianco-e-nero-o-a-colori/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2016 16:59:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Blog Parto da me]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.alessandranardi.it/?p=1088</guid>
		<description><![CDATA[Qualche tempo fa mi è capitato di parlare con una persona che, raccontandomi la fine della sua storia d’amore e   di fronte alla mia domanda:” Sei sicuro che sia proprio finita?”, mi diceva: “Per me la vita ha sempre avuto solo due colori: il bianco e il nero”. Egli però aggiungeva che, avendo questa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa mi è capitato di parlare con una persona che, raccontandomi la fine della sua storia d’amore e   di fronte alla mia domanda:” Sei sicuro che sia proprio finita?”, mi diceva: “Per me la vita ha sempre avuto solo due colori: il bianco e il nero”. Egli però aggiungeva che, avendo questa concezione, si era incastrato da solo, in un tunnel senza uscita; da una parte, la sofferenza e il senso di perdita per la rottura di un rapporto durato anni, dall’altro, l’imperativo di non volere vedere più la persona, ancora amata. Di fronte al suo racconto mi chiedevo se non vi fossero spazi di pensiero con cui percepirsi anche in un altro modo e non solo come colui che aveva finora vissuto le proprie esperienze, in termini di bianco e nero.</p>
<p><span id="more-1088"></span></p>
<p>E la storia con la sua compagna, che forse aveva avuto un ripensamento, doveva per forza essere chiusa? E se fosse stato così, in quali altri modi egli avrebbe potuto vivere quel momento di sofferenza per cominciare ad uscire dalla sensazione di tunnel senza uscita, in cui sentiva di essere entrato? Quello citato è solo un esempio per dire che, anche se nella vita vi sono situazioni in cui, necessariamente, si deve decidere tra due opzioni (vero o falso, giusto/sbagliato, sì/no…), di fronte ad altri eventi, la lettura di ciò che si sta vivendo e le conseguenti decisioni, devono invece poter considerare altre alternative, altre sfumature di colore, oltre il bianco e il nero. E’ assolutamente non rispettoso del desiderio di felicità personale, non darsi alternative per spiegare e per decidere di eventi che, invece, portano con sé molteplici emozioni e che meriterebbero di essere valutate in modo più aperto. Perché non concedersi l’opportunità di guardare a sé stessi e alla propria situazione in modo nuovo, dandosi la possibilità di considerare altri aspetti nella propria vita? Perché non provare a capire se ci si sta scontrando con vecchi paradigmi di pensiero, i quali, se andavano bene anni fa, forse oggi non sono più adeguati? E soprattutto: Perché non darsi la possibilità di capire cosa può renderci veramente felici e quali sono le potenzialità sulle quali far leva per avere la volontà di uscire da una situazione di stallo? In una sessione di Coaching, è proprio il coach che pone le domande, che supporta nella riflessione e nel percorso di consapevolezza di sé, laddove il coachee (cliente) può trovarsi “incastrato” nella propria dimensione di vita e di pensiero. Le risposte sono sempre dentro di noi; ma, molto più spesso, sono le domande che ci facciamo ad essere sbagliate. Ecco perché il Coaching può offrire, se la si vuole cogliere, un’altra possibilità di analisi e lettura del proprio presente, una focalizzazione del proprio desiderio, obiettivo, meta (sia essa emotiva, lavorativa, affettiva, di sviluppo personale) da raggiungere, la concretizzazione di un realistico piano d’azione per vedere realizzato il futuro desiderato.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.alessandranardi.it/una-vita-in-bianco-e-nero-o-a-colori/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Coaching &amp; Life</title>
		<link>https://www.alessandranardi.it/coaching-life/</link>
		<comments>https://www.alessandranardi.it/coaching-life/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Feb 2016 17:01:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Blog Parto da me]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.alessandranardi.it/?p=1091</guid>
		<description><![CDATA[“La tendenza all’autorealizzazione è una spinta alla libertà” L. Stanchieri Il Coaching è un metodo innovativo, creativo e dinamico per migliorare la qualità della tua vita e permetterti di raggiungere i tuoi obiettivi personali, professionali, affettivi, sportivi…. Quando può essere utile decidere di fare un percorso di coaching? Se vuoi migliorare una tua situazione che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>“La tendenza all’autorealizzazione è una spinta alla libertà” L. Stanchieri</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il Coaching è un metodo innovativo, creativo e dinamico per migliorare la qualità della tua vita e permetterti di raggiungere i tuoi obiettivi personali, professionali, affettivi, sportivi….</p>
<p style="text-align: justify;">Quando può essere utile decidere di fare un percorso di coaching?</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-1091"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Se vuoi migliorare una tua situazione che magari è già positiva (perché no?), ma anche quando ti senti in difficoltà in merito ad una situazione che vivi o ad un ruolo che esprimi: lo sviluppo delle scelte affettive, il ruolo genitoriale, la scelta della carriera o la ricerca di un lavoro, il rapporto con gli insegnanti del figlio adolescente, le relazioni nel luogo di lavoro, una dieta che fallisce, il rapporto di coppia, un cambiamento…sono  tutti fattori che possono portare a difficoltà di scelta a ad una possibile crisi di autogoverno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il coaching prende le sue origini dalla psicologia positiva e orienta la sua attenzione verso le tue potenzialità e i tuoi punti di forza facendoli diventare le leve sulle quali operare i cambiamenti che desideri!</p>
<p style="text-align: justify;">Con il coaching si lavora nel presente per creare un ponte verso il futuro; un futuro prospettato prima come desiderio, poi valutato come possibilità realistica ed effettivamente praticabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel progetto personale che ne scaturisce si costruiscono delle azioni che ti permetteranno di sentirti l’effettivo protagonista delle tue scelte e dei tuoi cambiamenti!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.alessandranardi.it/coaching-life/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Teen coaching: una risposta a sostegno dell’adolescente (e della famiglia)</title>
		<link>https://www.alessandranardi.it/teen-coaching-una-risposta-a-sostegno-delladolescente-e-della-famiglia-2/</link>
		<comments>https://www.alessandranardi.it/teen-coaching-una-risposta-a-sostegno-delladolescente-e-della-famiglia-2/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2016 17:02:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Blog Parto da me]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.alessandranardi.it/?p=1095</guid>
		<description><![CDATA[Oggi, in famiglia, la relazione educativa è basata, più che in passato, sull’amore incondizionato e sulla fiducia. I genitori crescono i figli nella speranza e aspettativa che possano sviluppare attitudini e realizzare le proprie aspirazioni, nonostante un futuro prospettato e veicolato più come minaccioso, che portatore di opportunità. Quando un figlio entra nella fase adolescenziale, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Oggi, in famiglia, la relazione educativa è basata, più che in passato, sull’amore incondizionato e sulla fiducia. I genitori crescono i figli nella speranza e aspettativa che possano sviluppare attitudini e realizzare le proprie aspirazioni, nonostante un futuro prospettato e veicolato più come minaccioso, che portatore di opportunità. Quando un figlio entra nella fase adolescenziale, possono comparire, però, dubbi e incertezze su come agire, soprattutto se ci si accorge che egli sta vivendo un momento di difficoltà e non si sa come aiutarlo.</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-1095"></span></p>
<p>I segnali di una mancata espressione di sé, da parte di un adolescente, possono essere diversi e ne cito solo alcuni: noia, insofferenza, apatia, uno scarso rendimento scolastico. Se un ragazzo o una ragazza, non riesce a trovare i contesti per esprimere al meglio le proprie potenzialità, è facile che viva una profonda crisi esistenziale e che abbia difficoltà a orientarsi sia in ambito scolastico che al di fuori di esso.</p>
<p><strong>Che cos’è il Teen Coaching?</strong></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Il Teen Coaching (teen= adolescente) è un metodo attento allo sviluppo individuale dell’adolescente, che lo aiuta ad affrontare al meglio questa fase della sua vita.</span></p>
<p>Il Coach è un professionista che affianca e accompagna l’adolescente nel percorso di coaching e si pone come una figura non direttiva nel processo di scoperta delle sue potenzialità. L’obiettivo è di lavorare proprio sugli elementi di forza, sulle forme di felicità, sulle attitudini che l’adolescente ha in sé, ma che può non essere consapevole di avere o che non riesce ad esprimere al meglio.</p>
<p>Per fare questo, nella relazione di coaching, ci si concentra sulle esperienze dell’adolescente (sportive, relazionali, scolastiche …), che permettano di far emergere quelle caratteristiche positive e quei punti di forza su cui far leva, “allenarli” e creare le basi per elaborare obiettivi futuri, in armonia con i suoi desideri e le sue aspirazioni.</p>
<p>I genitori, con tempi e modi differenti, sono coinvolti nel percorso, ma è importante sottolineare che il protagonista, resta comunque il ragazzo o la ragazza.</p>
<p><strong>Il Teen Coaching come?</strong></p>
<p>Il Coaching in sostegno dell’adolescente si sviluppa attraverso un primo incontro di consultazione con i genitori e con la spiegazione del metodo del Coaching; seguono poi tre sessioni, di un’ora ciascuna, con l’adolescente, al termine delle quali il ragazzo o la ragazza, può decidere, liberamente, se continuare o meno il percorso. Di seguito viene fissata una nuova sessione con i genitori; il rapporto è di circa tre/quattro sessioni con l’adolescente e uno con i genitori, per un periodo che si concorderà preliminarmente insieme.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.alessandranardi.it/teen-coaching-una-risposta-a-sostegno-delladolescente-e-della-famiglia-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
