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	<title>Alessandra Nardi Life Coach - Pedagogista &#187; Coaching</title>
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	<description>Alessandra Nardi  Life Coach - Pedagogista</description>
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		<title>Nel rapporto con i figli, unire cuore e ragione</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2015 09:37:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ innegabile che il desiderio di un genitore è che il proprio figlio sia felice, che affronti la vita con successo, che realizzi le sue aspirazioni e i suoi desideri. Oggi però, ci si trova nella complessa situazione di non avere, in campo educativo, le strade tracciate; l’incertezza su più livelli, economici, culturali, sociali e morali pongono [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>E’ innegabile che il desiderio di un genitore è che il proprio figlio sia felice, che affronti la vita con successo, che realizzi le sue aspirazioni e i suoi desideri.</p>
<p>Oggi però, ci si trova nella complessa situazione di non avere, in campo educativo, le strade tracciate; l’incertezza su più livelli, economici, culturali, sociali e morali pongono gli educatori ed in particolare la famiglia, a muoversi senza una bussola che indichi una rotta certa.</p>
<p>Il timore per il futuro visto più come minaccia che come opportunità, pone i genitori di fronte ad un bivio: da un lato il desiderio di avere fiducia nelle potenzialità che il proprio figlio esprime e dall’altro, la paura che, nonostante ciò, non riesca a fare fronte alle sfide che la vita gli porta.</p>
<p>Allora ecco che spesso scattano i meccanismi di protezione, di accudimento continuo, che se protratti in modo immutevole negli anni, rischiano di togliere spazi di movimento e di decisione al proprio figlio proprio quando, entrando nella fase dell’adolescenza, egli stesso preme per una maggiore autonomia.</p>
<p>Allora che fare?</p>
<p>Di fronte alle difficoltà e alle incertezze educative quotidiane, un genitore deve trovare forza da un primo importante elemento; l’amore che egli prova per il proprio figlio.</p>
<p>Attenzione però! Un amore che seppure incondizionato, non deve essere, né cieco, né acritico!</p>
<p>Roberto Assaggioli, padre della Psicosintesi diceva che nella vita è necessario “avere un cuore che pensa e una mente che ama”. Nel pensiero del Coaching umanistico si parla di “pensiero emozionato”.</p>
<p>Collegare cioè cuore e mente in modo che si influenzino a vicenda e che permettano ai genitori di accettare che il proprio figlio sta crescendo e che tra errori, successi e obiettivi raggiunti o da raggiungere, egli sta cambiando; questo cambiamento è inevitabile e costante e accettarlo, insegna a guardare con occhi sempre nuovi, l’adulto che egli sta diventando.</p>
<p>E’ chiaro perciò che anche il comportamento di un genitore, necessariamente, negli anni si deve modificare, in relazione alle esigenze di autonomia e di diritti/doveri che anche per un figlio cambiano in merito a gestione degli orari, impegni e responsabilità scolastiche, interessi sportivi, culturali, contributo all’organizzazione familiare…;</p>
<p>L’atteggiamento di un genitore è quello di continuare ad esserci e ad amare il proprio figlio, ma in modo curioso e creativo, con un atteggiamento che dosi vicinanza e distanza.</p>
<ul>
<li>Ci si affianca, ma non ci si sovrappone;</li>
<li>Si chiede e ci si interessa sinceramente della sua vita, ma non si indaga;</li>
<li>Si osserva, ma non si controlla;</li>
<li>In caso di bisogno, si supporta, ma non ci si sostituisce.</li>
</ul>
<p>Questo per realizzare quanto, meglio di me, ha scritto Hodding Carter,</p>
<p><em>“Ci sono due cose durature che possiamo sperare di lasciare in eredità ai nostri figli; le radici e leali”</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Genitori, figli e&#8230; scuola!</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Oct 2014 13:43:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Una mattina di qualche mese fa, ero nell’atrio di un Istituto scolastico. A breve avrei dovuto fare un laboratorio con una classe di Quinta superiore e stavo aspettando un incaricato che mi accompagnasse in aula. Un&#8217; insegnante mi vede e capisce che sono una persona esterna: ”Buongiorno signora, ha bisogno? E’ la mamma di uno [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Una mattina di qualche mese fa, ero nell’atrio di un Istituto scolastico. A breve avrei dovuto fare un laboratorio con una classe di Quinta superiore e stavo aspettando un incaricato che mi accompagnasse in aula.</p>
<p style="text-align: left;">Un&#8217; insegnante mi vede e capisce che sono una persona esterna:</p>
<p style="text-align: left;">”Buongiorno signora, ha bisogno? E’ la mamma di uno studente?”</p>
<p style="text-align: left;">La saluto anch’io, e: “No, non sono una mamma, sono una consulente esterna, sto aspettando di iniziare un’attività in una classe…”</p>
<p style="text-align: left;">L’insegnante prontamente “In effetti avevo il dubbio che non fosse un genitore…Lei non ha il viso preoccupato!”.</p>
<p style="text-align: left;">Sorridiamo entrambe e poi quando mi ritrovo sola, rifletto…</p>
<p style="text-align: left;">Penso al momento in cui inizia il percorso scolastico di un bambino e ai molti genitori che entrano quasi subito in crisi: aspettative, sogni, desiderio che si impegni, che ottenga dei risultati, diventano il fattore che rischia di segnare, negli anni, il rapporto con i figli e la serenità della vita familiare.</p>
<p style="text-align: left;">Penso ai tanti genitori, preoccupati, che varcano la soglia della scuola dove è iscritto il proprio figlio o la propria figlia per affrontare un colloquio con i professori, i giudizi, l’esito di fine anno.</p>
<p style="text-align: left;">Negli anni, il rendimento scolastico è, spesso, la prima causa di conflitto fra genitori e figlio adolescente.</p>
<p style="text-align: left;">Certo è comprensibile che un genitore desideri il meglio per il proprio figlio e l’istruzione è sicuramente uno degli obiettivi che si aspetta che il figlio raggiunga. Oggi anche se la scuola non è più percepita come il contesto che garantisce la realizzazione di un futuro lavorativo, resta comunque il contesto dove la famiglia ripone molte aspettative.</p>
<p style="text-align: left;">Ma è giusto che questa aspettativa diventi così forte e pervasiva da minare rapporti e serenità familiari?</p>
<p style="text-align: left;">Certamente no!</p>
<p style="text-align: left;">Genitori che si sentono chiamati a fare, quasi in parallelo, il percorso scolastico del proprio figlio: verifica costante dello studio, aspettative e ansie in prossimità di compiti in classe e interrogazioni, minacce, promesse, con una abnegazione che sicuramente è data dal sincero desiderio di aiutare il figlio ad affrontare le sfide della vita, ma che, più spesso, rischiano di essere vissute dall’adolescente come controllo e mancanza di fiducia nelle sue capacità.</p>
<p style="text-align: left;">A questo proposito mi sento di ricordare alcuni aspetti che ritengo importanti soprattutto quando il figlio entra nell’adolescenza:</p>
<ul style="text-align: left;">
<li><strong>La scuola è un impegno che riguarda il figlio o la figlia</strong>. Quando un ragazzo ottiene dei buoni risultati il merito è suo; e se prende un brutto voto, anche quello è un suo risultato e non (come ogni tanto qualche genitore mi dice), un voto di demerito dato alla famiglia. L&#8217;esecuzione dei compiti o verificare che lo zaino sia a posto, deve essere, sempre più, un&#8217;attenzione e un impegno dell&#8217;adolescente.</li>
<li><strong>Lasciare</strong>, anche se può essere difficile, <strong>le redini del controllo</strong> (che non vuole dire “allora fai quello che vuoi!”) nella gestione dei tempi scolastici e metodi di studio, a favore di una maggiore autonomia che può passare anche attraverso errori o fallimenti dell’adolescente (arrivo in ritardo a scuola, non mi preparo sufficientemente), ma che costituiscono, se valutati poi insieme ai genitori, i fattori perché egli apprenda anche nuove strategie e nuovi modi per affrontare gli ostacoli;</li>
<li>Avere un <strong>sincero interesse </strong>nei confronti di eventuali passioni che il proprio figlio o la propria figlia possono nutrire anche verso altri ambiti, oltre la scuola (sportivi, artistici, relazionali, informatici…) e che spesso sono rivelatori di lati nuovi e positivi che caratterizzano l’adolescente come persona che sta costruendo il suo futuro;</li>
</ul>
<p style="text-align: left;">Un figlio adolescente sicuramente passa attraverso anni di conoscenza e ridefinizione della sua identità personale e sociale, che può essere fonte di timori ansie, incertezze.</p>
<p style="text-align: left;">Tutto però può diventare molto più complesso se, oltre a dover gestire le proprie emozioni, egli deve affrontare i sensi di colpa (che possono tramutarsi in rabbia e insofferenza) che gli procurano il vedere un genitore ansioso e preoccupato per lui, soprattutto se a causa di uno scarso rendimento scolastico.</p>
<p style="text-align: left;">In fondo la domanda che un’adolescente pone ai propri familiari è: “Mi volete veramente bene? Mi apprezzate lo stesso, indipendentemente dai risultati scolastici?”</p>
<p style="text-align: left;">Oggi più che mai la propria identità non proviene da un’eredità tramandata da padre in figlio, ma dalla ricerca autentica di sé stessi e dalla capacità di sapersi affermare in un contesto, come quello odierno, in continuo mutamento. E questo richiede di mettere in gioco creatività, originalità, ma anche autonomia, che si crea se come genitore offro il mio parere, propongo alternative e mi pongo come esempio di persona che ha realizzato la propria vocazione, prima ancora di volere realizzare quella del figlio.</p>
<p style="text-align: left;">E’ un percorso di crescita per certi versi più complesso rispetto a quello di ieri e che necessità la presenza di <strong>adulti sereni e con i nervi saldi</strong>; adulti che possano essere, concretamente, la base sicura dove un adolescente sa di poter approdare in caso di bisogno</p>
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		<title>Diamoci la possibilità di scegliere, nella vita, nuove &#8220;sfumature di colore&#8221;.</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jul 2014 13:48:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche tempo fa mi è capitato di parlare con una persona che, raccontandomi la fine della sua storia d’amore e di fronte alla mia domanda:” Sei sicuro che sia proprio finita?”, mi diceva: “Per me la vita ha sempre avuto solo due colori: il bianco e il nero”. Egli però aggiungeva che, avendo questa concezione, si era incastrato da solo, in un tunnel senza uscita; da una parte, la sofferenza e il senso di perdita per la rottura di un rapporto durato anni, dall’altro, l’imperativo di non volere vedere più la persona, ancora amata. Di fronte al suo racconto mi chiedevo se non vi fossero spazi di pensiero con cui percepirsi anche in un altro modo e non solo come colui che aveva finora vissuto le proprie esperienze, in termini di bianco e nero. E la storia con la sua compagna, che forse aveva avuto un ripensamento, doveva per forza essere chiusa? E se fosse stato così, in quali altri modi egli avrebbe potuto vivere quel momento di sofferenza per cominciare ad uscire dalla sensazione di tunnel senza uscita, in cui sentiva di essere entrato? Quello citato è solo un esempio per dire che,<span id="more-794"></span> anche se nella vita vi sono situazioni in cui, necessariamente, si deve decidere tra due opzioni (vero o falso, giusto/sbagliato, sì/no…), di fronte ad altri eventi, la lettura di ciò che si sta vivendo e le conseguenti decisioni, devono invece poter considerare altre alternative, altre sfumature di colore, oltre il bianco e il nero. <span style="color: #000000;">E’ assolutamente non rispettoso del desiderio di felicità personale, non darsi alternative per spiegare e per decidere di eventi che, invece, portano con sé molteplici emozioni e che meriterebbero di essere valutate in modo più aperto</span><strong><span style="color: #000000;">.</span></strong> <span style="color: #000000;">Perché non concedersi l’opportunità di guardare a sé stessi e alla propria situazione in modo nuovo, dandosi la possibilità di considerare altri aspetti nella propria vita?</span> Perché non provare a capire se ci si sta scontrando con vecchi paradigmi di pensiero, i quali, se andavano bene anni fa, forse oggi non sono più adeguati? E soprattutto: <strong>Perché non darsi la possibilità di capire cosa può renderci veramente felici e quali sono le potenzialità sulle quali far leva per avere la volontà di uscire da una situazione di stallo?</strong> In una sessione di Coaching, è proprio il coach che pone le domande, che supporta nella riflessione e nel percorso di consapevolezza di sé, laddove il coachee (cliente) può trovarsi “incastrato” nella propria dimensione di vita e di pensiero. Le risposte sono sempre dentro di noi; ma, molto più spesso, sono le domande che ci facciamo ad essere sbagliate. Ecco perché il<span style="color: #000000;"> <strong>Coaching può offrire</strong>,</span> se la si vuole cogliere, un’altra possibilità di <span style="color: #000000;"><strong>analisi e lettura del proprio presente</strong></span>, una<strong><span style="color: #000000;"> focalizzazione</span> del proprio desiderio</strong>, <span style="color: #000000;">obiettivo</span>, meta (sia essa emotiva, lavorativa, affettiva, di sviluppo personale) da raggiungere, la concretizzazione di un realistico<strong> <span style="color: #000000;">piano d’azione per vedere realizzato il futuro desiderato.</span></strong> <strong><span style="color: #000000;"> </span></strong></p>
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